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Raccolta Indifferenziata, Roberto Gianinetti

22 Aprile @ 5:00 pm - 25 Giugno @ 7:00 pm

Roberto Gianinetti e la sua differente «Raccolta indifferenziata»

di Maria Gioia Tavoni

 Raccolta; l’etimo può significare sia ammassare, mettere insieme più cose, sia, soprattutto nella terminologia artistica e bibliografica, unire ‘oggetti’ secondo un ordine e criteri logici di similitudine. Indifferenziata; corre in prima fila il suo essere accostato ai rifiuti, penalità per un aggettivo che vorrebbe semplicemente porsi come informe, diversificato. Raccolta indifferenziata, è un insieme terminologico che può pertanto essere ossimorico. A quale dei significati si ispira Gianinetti nel titolo scelto per i suoi oggetti da cedere in mostra? E a quali risultati può pervenire una lettura dei ‘reperti’ annessi e connessi gli uni con gli altri?

Quando il pensiero si proietta nell’immagine si colora delle sensazioni che sono proprie dell’artista che così si manifesta. Come le opere di Chagall sono debitrici alle sue origini russe, e nel contempo a una certa cultura contadina, la trasmissione del sapere in Gianinetti rimanda all’essenziale che gli ha permesso di far volare il proprio lato fiabesco con la sgorbia.

Per Gianinetti è la partita giocata con le carte colorate nelle quali, ai quattro semi convenzionali, cuori, quadri, fiori, picche, si sostituiscono le particelle dei segni colorati che ne formano l’opera, composta dalle sue molteplici sfaccettature. Qui trovano spazio anche le citazioni, velate dalla personalissima reinterpretazione e dal sottile umorismo che si affaccia pure in Cecco Angiolieri.

Una dei tanti elementi della produzione di Gianinetti è l’aspetto ludico, l’alone giocoso che proietta in un universo parallelo dove l’artista, in veste di cappellaio matto, detta le regole. Il gioco costituisce anche una figura ancestrale, un richiamo all’infanzia e al sapore delle favole che si mescolano in un mazzo fino a diventare storie, storie di vita vissuta. Le carte rappresentano anche un gioco plurimo, ogni carta porta un segno, un sogno inciso nel legno. Sprigiona da tutto ciò un frizzante ottimismo e un senso della vita dai vivaci colori quasi pungenti, come ad accettare la sfida del “Gioco del Mondo”. L’ironia impressa nella carta si esprime anche attraverso un simbolismo che traccia quasi i contorni della burla. Ma non tutto è gioco in Gianinetti, tra le sue creazioni entrano anche le figure di chi ha dedicato Aun Aprendo. È la versione di molte impressioni con a soggetto l’amore per la scuola, un amore che nell’artista si riverbera in quello dell’autore.

È così che da una prima idea si dipana il percorso ben determinato, che procedendo passo passo nel tentativo di sbrogliare la matassa delle sensazioni tutte messe sul tavolo verde, nella loro complessa semplicità. Gianinetti a volte sembra dare uno schiaffo alla realtà la quale vuole essere stravolta. Il suo ordinamento le conferisce un personalissimo significato all’imprimere nel tempo, come avviene con il calendario.  Ordine o disordine concettuale?

Una concatenazione di certo non “indifferenziata” (piuttosto differenziata e particolareggiata) è quella di Gianinetti che diventa una sua realtà, se in ogni aspetto del pensiero vige la propria concezione bibliografica. Così lo stesso artista:

 «non faccio altro che portare avanti la costruzione di un unico libro ligneo, all’interno di un’unica Biblioteca, che sono io».

 

Cheramografia*

Sono un artigiano ceramista, ho grande passione per il mio lavoro ma anche per la carta nelle sue molte declinazioni artistiche, dai libri d’artista alle incisioni e alle xilografie. Dino Silvestroni, colto, sottile ed ironico domatore di carte, del quale sono stato cliente prima ed ora amico, mi chiede se può interessarmi un progetto con Roberto Gianinetti. Collaboro con artisti da trent’anni, ma con uno xilografo non ho mai avuto a che fare, quindi che faccio? Dico di sì, chi non è curioso è destinato al fallimento.

Appena arrivato nel mio laboratorio, Roberto, dritto e deciso, chiede di realizzare delle lastre in argilla fresca, le vuole incidere. Trovato agio nella pratica incisoria che utilizza strumenti non consueti ad uno xilografo, in poche ore prepara un paio di lastre. Le devo fare asciugare, occorre tempo, sono indebolite nella struttura dalle incisioni, Roberto non se ne preoccupa, io sì. Dopo la cottura gli consegno le lastre, non sono perfettamente piane, hanno un paio di filature, ma lui non se ne preoccupa, io sì. Come farà? La pressione sulla carta potrebbe sbriciolarle.

Come spesso capita nel mio mestiere, l’artista non si preoccupa tanto degli strumenti quanto del risultato. Anche questa volta la regola è confermata: le carte uscite da questa tecnica sono straordinarie e i difetti della lastra adesso appaiono come previsti nel linguaggio. Meraviglia!

Dino mi chiede come definire questa tecnica, e subito gli rispondo “cheramografia”, parola che deriva dai termini greci “κέραμος” (kèramos, terracotta) e “γράφειν” (gràphein, scrivere). Esiste un precedente, con origine diversa, percorso diverso e risultati diversi. Il grandissimo Arturo Martini utilizza o meglio ancora inventa questa tecnica, che permette una tiratura di poche copie. Poco importa se la miseria di quegli anni gli impedissero di comprare un buon piano in legno di bosso, e se per esigenze linguistiche abbia cercato un segno più morbido scavato nell’argilla per arrivare a risultati diversi. L’importante è che anche Roberto abbia ripercorso la stessa strada, circa cento anni dopo, con gli esiti che oggi possiamo qui ammirare.

*di Davide Servadei ( Faentino, si . formato frequentando i corsi di disegno presso la Scuola Tommaso Minardi e diplomandosi Maestro d’arte con specializzazione in restauro della ceramica presso l’Istituto statale per la ceramica G. Ballardini di Faenza. Dal 1985 lavora a Faenza presso la storica Bottega d’Arte Ceramica Gatti, l’azienda di famiglia ,fondata nel 1928 dal ceramista Riccardo Gatti, suo prozio).

 

 

 

Dettagli

Inizio:
22 Aprile @ 5:00 pm
Fine:
25 Giugno @ 7:00 pm
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Bluklein

Luogo

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Cesena (FC), 47521 Italia
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