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SUMMARY:Sabato 6 Maggio alle ore 17 Presentazione del catalogo “Primavera“ con Michele Ambroni e Giulia Marchi
DESCRIPTION:Sabato 6 maggio alle ore 17 verrà presentato in galleria il catalogo “Primavera”di Michele Ambroni edito da Pequod (Ancona). Sarà presente anche l’artista Giulia Marchi autrice del testo critico del catalogo. Ingresso libero. \nMichele Ambroni\, Primavera\, Ancona\, Pequod\, 2023\, 64 pp.
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SUMMARY:Mostra di fotografia "Primavera" Michele Ambroni 25 Marzo- 24 Giugno 2023
DESCRIPTION:La mostra Primavera di Michele Ambroni è stata prorogata al 24 giugno 2023.
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SUMMARY:Riapertura galleria : Mercoledì 11 gennaio 2023
DESCRIPTION:La galleria riaprirà la pubblico Mercoledì 11 Gennaio 2023 con un allestimento che propone le opere in ceramica di Franca Rossi e le incisioni su carta di Roberto Gianinetti. \nSaranno in mostra la collezione di “Moon Jar” (vasi a forma di luna)  reinterpretata dalla ceramista cesenate\, insieme ad oggetti di uso quotidiano come vasi\, bicchieri e tazze. \nDell’incisore di Vercelli saranno esposti i suoi libri d’artista\, la raccolta sperimentale di cheramografie (incisione su ceramica) e xilografie che raffigura un volto femminile dal nome di “Otacilia”\, una serie di incisioni di un fiore di Magnolie declinato con accostamenti cromatici diversi\, e infine l’imponente “Totem” o “Seduto”\, una cornice in linoleum creata da Gianinetti come parte della scenografia teatrale per uno spettacolo dedicato a Jackson Pollock nel 2012. \nLa galleria sarà aperta dal Mercoledì al Sabato dalle 15.30 alle 19.30. Il lunedì e il martedì si riceve su appuntamento. \n  \n  \n 
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SUMMARY:Ilaria Demo De Lorenzi -Gioielli d'artista
DESCRIPTION:Giorni e orari di apertura: dal Giovedì alla Domenica ore 16-20 \nIngresso libero
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SUMMARY:BECOMING VOICES – Recognizing unproductivity a cura di Collettivo Scena
DESCRIPTION:BECOMING VOICES – Recognizing unproductivity\na cura di Collettivo Scena\nGalleria Bluklein\, Via Vescovado 5\, Cesena\n8-23.10.2022 \nOrari:\nVernissage – Finissage 18.00-21.30\nSabato – Domenica 16.00-19.00\nGiovedì – Venerdì 16.00-19.00 (su appuntamento\, per prenotazioni scrivere a info@bluklein.com) \nCon opere installative e video di Noa Bonino–Guillermo de Cabanyes e Luca Marcelli Pitzalis. \nDiversamente da quanto avveniva durante fasi precedenti di sviluppo dei modelli produttivi\, all’interno delle quali la corporeità dell’individuo era luogo privilegiato ed esclusivo di estrazione valoriale\, a partire dalla fine del secolo scorso l’asse si è spostato in direzione di una dimensione immateriale del lavoro\, inglobando e producendo nuove dinamiche. Il principio di accumulo\, storicamente alla base del sistema capitalista classico\, assume una nuova conformazione con l’intento di mettere a valore ciò che precedentemente non generava profitto. Nella produzione contemporanea di beni e servizi\, le caratteristiche delle dinamiche lavorative postfordiste di temporaneità\, flessibilità\, narrazione dell’imprenditoria del sé e della scissione della dicotomia tempo-lavoro\, hanno generato disturbi e psicopatologie nella società. Il punto di partenza della mostra è un’analisi della struttura del capitalismo biocognitivo\, termine coniato per indicare l’odierna fase del sistema\, all’interno della quale l’intera vita viene posta a valore nel paradigma di accumulazione di corpi\, risorse e conoscenze. Premesse fondamentali per quella che Andrea Fumagalli ha definito sussunzione vitale: il concetto di attività produttiva appare modificato attraverso un’erosione delle differenze tra lavoro e vita\, pubblico e privato\, coinvolgendo la sfera relazionale\, sentimentale e soggettiva dell’individuo. Partendo da spunti teorici di autorɜ prendentɜ a modello prospettive ibride\, il lavoro del duo formato da Noa Bonino e Guillermo de Cabanyes e di Luca Marcelli Pitzalis aiuta a leggere criticamente tale porzione del nostro presente. Il progetto da un lato intende problematizzare il criterio limite della latente interiorizzazione collettiva delle strutture di potere e della consapevolezza dei mezzi di autodeterminazione soggettivi dall’altro. La ricerca deɜ artistɜ presentatɜ reca i tratti di una riappropriazione corporea e di pensiero in prospettiva di una sottrazione al paradigma produttivo\, sondandone gli aspetti più intimi in un processo di allontanamento da una concretizzazione formale che tarda ad affermarsi e non confluisce nell’atto; di un’immobilità che vuole essere resistenza e che contemporaneamente si interroga sulla sua stessa efficacia; di un linguaggio poietico solamente nell’istante in cui diviene universalmente privato. Un divenire voce per costruire contro narrazioni possibili. \nDurante il Vernissage in programma il live set di ricerca elettronica di Emil KR\, mentre per il Finissage è previsto il set di SOMA \nScena è un collettivo curatoriale nato nell’autunno del 2021. Il progetto scaturisce dall’esigenza di raccontare\, presentare e dar voce alla presente generazione di artisti gravitante intorno ai vari campi della produzione visuale e culturale contemporanea; una ricognizione delle scene creative attive sul panorama italiano poste in relazione al contesto locale. Scena è un progetto di Luigi Bagaglia (Cesena\, 1995)\, Lorenzo Placuzzi (Cesena\, 1995) e Rachele Stagni (Cesena\, 1997). \nLuca Marcelli Pitzalis (Cagliari\, 1995) lavora e vive tra Milano e Viterbo. Attraverso video\, performance\, installazioni e newsletter crea dimensioni in cui pubblico e privato\, personale e collettivo si confondono. Nella sua ricerca\, l’espressione e l’iper-comunicazione del sé diventano esposizione di vulnerabilità e ricerca di cura reciproca. \nNoa Bonino (Torino\, 1994) e Guillermo de Cabanyes (Valladolid\, 1994) condividono osservazioni e riflessioni da quando si sono conosciuti a Cesena nel 2019 durante un corso di alta formazione presso la Socìetas Raffaello Sanzio. Il loro incontro si accende sulla soglia tra il linguaggio coreografico e l’arte visiva\, ricercando tra le scie e gli scheletri di imprendibili movimenti. \nEmil Kr è il progetto solista di Emil Bruscolini (Rimini\, 1997). Attivo a Bologna dove frequenta il corso di Sound Design del conservatorio\, si dedica alla produzione di opere audiovisive e set elettronici improvvisati ed eclettici. \nSoma è un progetto di musica elettronica nato alla fine del 2019 sulla riviera romagnola. Le sonorità delle produzioni si ispirano allo stile techno/progressive delle warehouse tedesche. Performa come dj in un range di generi che vanno dal funk alla jungle. Agli inizi del 2020 unisce delle amicizie tra fotografi visual artist e dj per formare il collettivo underground “Buconero” con il quale cercheranno di rievocare la cultura del clubbing partendo dalla riviera.
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SUMMARY:Raccolta Indifferenziata\, Roberto Gianinetti
DESCRIPTION:Roberto Gianinetti e la sua differente «Raccolta indifferenziata» \ndi Maria Gioia Tavoni \n\n\n Raccolta; l’etimo può significare sia ammassare\, mettere insieme più cose\, sia\, soprattutto nella terminologia artistica e bibliografica\, unire ‘oggetti’ secondo un ordine e criteri logici di similitudine. Indifferenziata; corre in prima fila il suo essere accostato ai rifiuti\, penalità per un aggettivo che vorrebbe semplicemente porsi come informe\, diversificato. Raccolta indifferenziata\, è un insieme terminologico che può pertanto essere ossimorico. A quale dei significati si ispira Gianinetti nel titolo scelto per i suoi oggetti da cedere in mostra? E a quali risultati può pervenire una lettura dei ‘reperti’ annessi e connessi gli uni con gli altri? \n\n\nQuando il pensiero si proietta nell’immagine si colora delle sensazioni che sono proprie dell’artista che così si manifesta. Come le opere di Chagall sono debitrici alle sue origini russe\, e nel contempo a una certa cultura contadina\, la trasmissione del sapere in Gianinetti rimanda all’essenziale che gli ha permesso di far volare il proprio lato fiabesco con la sgorbia. \n\n\nPer Gianinetti è la partita giocata con le carte colorate nelle quali\, ai quattro semi convenzionali\, cuori\, quadri\, fiori\, picche\, si sostituiscono le particelle dei segni colorati che ne formano l’opera\, composta dalle sue molteplici sfaccettature. Qui trovano spazio anche le citazioni\, velate dalla personalissima reinterpretazione e dal sottile umorismo che si affaccia pure in Cecco Angiolieri. \n\n\nUna dei tanti elementi della produzione di Gianinetti è l’aspetto ludico\, l’alone giocoso che proietta in un universo parallelo dove l’artista\, in veste di cappellaio matto\, detta le regole. Il gioco costituisce anche una figura ancestrale\, un richiamo all’infanzia e al sapore delle favole che si mescolano in un mazzo fino a diventare storie\, storie di vita vissuta. Le carte rappresentano anche un gioco plurimo\, ogni carta porta un segno\, un sogno inciso nel legno. Sprigiona da tutto ciò un frizzante ottimismo e un senso della vita dai vivaci colori quasi pungenti\, come ad accettare la sfida del “Gioco del Mondo”. L’ironia impressa nella carta si esprime anche attraverso un simbolismo che traccia quasi i contorni della burla. Ma non tutto è gioco in Gianinetti\, tra le sue creazioni entrano anche le figure di chi ha dedicato Aun Aprendo. È la versione di molte impressioni con a soggetto l’amore per la scuola\, un amore che nell’artista si riverbera in quello dell’autore. \n\n\nÈ così che da una prima idea si dipana il percorso ben determinato\, che procedendo passo passo nel tentativo di sbrogliare la matassa delle sensazioni tutte messe sul tavolo verde\, nella loro complessa semplicità. Gianinetti a volte sembra dare uno schiaffo alla realtà la quale vuole essere stravolta. Il suo ordinamento le conferisce un personalissimo significato all’imprimere nel tempo\, come avviene con il calendario.  Ordine o disordine concettuale? \n\n\nUna concatenazione di certo non “indifferenziata” (piuttosto differenziata e particolareggiata) è quella di Gianinetti che diventa una sua realtà\, se in ogni aspetto del pensiero vige la propria concezione bibliografica. Così lo stesso artista: \n\n\n «non faccio altro che portare avanti la costruzione di un unico libro ligneo\, all’interno di un’unica Biblioteca\, che sono io». \n\n  \nCheramografia* \nSono un artigiano ceramista\, ho grande passione per il mio lavoro ma anche per la carta nelle sue molte declinazioni artistiche\, dai libri d’artista alle incisioni e alle xilografie. Dino Silvestroni\, colto\, sottile ed ironico domatore di carte\, del quale sono stato cliente prima ed ora amico\, mi chiede se può interessarmi un progetto con Roberto Gianinetti. Collaboro con artisti da trent’anni\, ma con uno xilografo non ho mai avuto a che fare\, quindi che faccio? Dico di sì\, chi non è curioso è destinato al fallimento. \nAppena arrivato nel mio laboratorio\, Roberto\, dritto e deciso\, chiede di realizzare delle lastre in argilla fresca\, le vuole incidere. Trovato agio nella pratica incisoria che utilizza strumenti non consueti ad uno xilografo\, in poche ore prepara un paio di lastre. Le devo fare asciugare\, occorre tempo\, sono indebolite nella struttura dalle incisioni\, Roberto non se ne preoccupa\, io sì. Dopo la cottura gli consegno le lastre\, non sono perfettamente piane\, hanno un paio di filature\, ma lui non se ne preoccupa\, io sì. Come farà? La pressione sulla carta potrebbe sbriciolarle. \nCome spesso capita nel mio mestiere\, l’artista non si preoccupa tanto degli strumenti quanto del risultato. Anche questa volta la regola è confermata: le carte uscite da questa tecnica sono straordinarie e i difetti della lastra adesso appaiono come previsti nel linguaggio. Meraviglia! \nDino mi chiede come definire questa tecnica\, e subito gli rispondo “cheramografia”\, parola che deriva dai termini greci “κέραμος” (kèramos\, terracotta) e “γράφειν” (gràphein\, scrivere). Esiste un precedente\, con origine diversa\, percorso diverso e risultati diversi. Il grandissimo Arturo Martini utilizza o meglio ancora inventa questa tecnica\, che permette una tiratura di poche copie. Poco importa se la miseria di quegli anni gli impedissero di comprare un buon piano in legno di bosso\, e se per esigenze linguistiche abbia cercato un segno più morbido scavato nell’argilla per arrivare a risultati diversi. L’importante è che anche Roberto abbia ripercorso la stessa strada\, circa cento anni dopo\, con gli esiti che oggi possiamo qui ammirare. \n*di Davide Servadei ( Faentino\, si . formato frequentando i corsi di disegno presso la Scuola Tommaso Minardi e diplomandosi Maestro d’arte con specializzazione in restauro della ceramica presso l’Istituto statale per la ceramica G. Ballardini di Faenza. Dal 1985 lavora a Faenza presso la storica Bottega d’Arte Ceramica Gatti\, l’azienda di famiglia \,fondata nel 1928 dal ceramista Riccardo Gatti\, suo prozio). \n\n\n			\n				\n			\n				\n				“Raccolta Indifferenziata” (allestimento)\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dettaglio allestimento “Raccolta Indifferenziata” \n				\n			\n				\n			\n				\n				Otacilia K2 (bianco e nero)\, Roberto Gianinetti\n				\n			\n				\n			\n				\n				Otacilia K2 (verde)\n				\n			\n				\n			\n				\n				Otacilia K1 (verde e nero)\, Roberto Gianinetti\n\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dettaglio allestimento “Raccolta Indifferenziata” Totem e La Papessa\n				\n		\n\n  \n  \n 
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SUMMARY:Franca Rossi Ceramiche e smalti 2021
DESCRIPTION:Collezione Moon Jar \nIl Moon Jar o Vaso Luna è una tipica porcellana coreana inventata durante il periodo della dinastia Joseon (1392-1911)\, che prende il nome dal suo aspetto\, una forma rotonda e una superficie bianca lucente\, che richiama appunto quello della luna \npiena. Questi vasi venivano usati come oggetti funzionali alla conservazione di prodotti alimentari o per contenere fiori\, ma erano anche un emblema degli ideali confuciani di purezza e di austerità\, princìpi propri delle classi aristocratiche colte coreane del tempo. \nIl Moon Jar era realizzato utilizzando un’argilla estremamente morbida: per questo motivo le due metà\, quella inferiore e quella superiore\, dovevano essere create separatamente e\, solo in seguito\, unite a mano prima di essere smaltate e cotte in forno. \nÈ stato reinterpretato da numerosi ceramisti e artisti di ogni epoca e nazionalità. Franca Rossi si confronta con questo pezzo iconico e di grande rigore formale\, utilizzando smalti in grado di creare texture materiche di grande potenza espressiva e cromatica. I sei pezzi della Collezione Moon Jar sono il risultato di anni di studio e di sperimentazione compiuta dall’artista nel suo atelier. Sono pezzi unici e senza tempo\, che ben si adattano a ogni tipo di arredamento \n\n			\n				\n			\n				\n				dettaglio allestimento Collezione Moon Jar\n				\n			\n				\n			\n				\n				aglio allestimento Collezione Moon Jar\n				\n			\n				\n			\n				\n				Moon Jar grande smalto butter\n				\n			\n				\n			\n				\n				Moon Jar piccolo smalto butter \n				\n			\n				\n			\n				\n				Vaso Moon Jar grande smalto tenmoku con gocce bianche e blu \n				\n			\n				\n			\n				\n				Vaso “tundra”4 smalti\n				\n			\n				\n			\n				\n				Vaso Moon Jar piccolo smalto butter\n				\n			\n				\n			\n				\n				Vaso Moon Jar piccolo smalto butter
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SUMMARY:Sovversivi\, Giovanni Zaffagnini
DESCRIPTION:Venerdì 15 Ottobre 2021 alle ore 16 presso la galleria Bluklein (via Vescovado 5\, Cesena) si aprirà la mostra fotografica di Giovanni Zaffagnini intitolata “Sovversivi. James Joyce”. L’autore in questo suo lavoro si confronta con le pagine del grande scrittore irlandese\, e sembra farsi una scommessa: può la fotografia cogliere note musicali da un fiume che scorre? Come scrive Dino Silvestroni nella presentazione della mostra\, Una nota breve: “Le fotografie di Zaffagnini raccontano questa musicalità\, la sottolineano\, senza entrare nei singoli capitoli. L’immagine del fiume fornita da Joyce stesso\, descrive e rimanda a note rintracciabili nella lettura; anche queste fotografie\, che rifuggono dall’illustrazione paesaggistica comunemente intesa\, inseguono consapevolmente lo stesso fine. Scatti dittici e trittici apparentemente simili\, dove\, esplorando fra minime varianti si può cogliere quell’armonia fra le immagini che richiama le note collocate sul pentagramma”. \nIn occasione della mostra la galleria Bluklein in collaborazione con la casa editrice Pequod \npresenterà il catalogo “Sovversivi” in cui Giovanni Zaffagnini osserva il mondo con gli occhi di otto letterati “sovversivi” fingendo di aver prestato la sua fotocamera a ciascuno di loro: James Joyce\, Dante\, Italo Calvino\, Pier Paolo Pasolini\, Gianni Celati\, Arthur Rimbaud\, Dino Campana e Luis Sepulveda. Un dialogo affascinante fra letteratura e fotografia di un autore mai banale. \nIl catalogo sarà in vendita in galleria. L’autore sarà presente in galleria dalle 16 alle 19 dei seguenti giorni: venerdì 15 e sabato 16 ottobre\, sabato 6 novembre e sabato 20 novembre. \nGiovanni Zaffagnini vive e lavora a Fusignano (Ravenna). \nDalle ricerche etnografiche concluse nel corso degli anni novanta\, è passato a una fotografia rivolta prevalentemente ai linguaggi e alla sperimentazione\, spesso legata ad altre forme di espressione. \nNel 1986\, su progetto di Gianni Celati\, è stato fra i curatori della mostra itinerante e del volume Traversate del deserto (Ravenna\, Essegi Editore); nel 2016 ha curato la mostra e il volume Abitare il deserto (Ravenna\, Osservatorio fotografico). \nHa esposto i suoi lavori in mostre personali e collettive in Italia e all’estero \nHa pubblicato monografie con vari editori fra i quali: Charta\, Silvana Editoriale\, Danilo Montanari\, Editrice Quinlan. \nLe sue opere sono presenti nelle seguenti collezioni: Bibliothèque Nationale de France\, Paris; Canadian Centre for Architecture\, Montreal; Galleria Civica\, Modena; Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna\, Bologna; Archivio Italo Zannier\, Venezia. \n\nVi siete fermato presso un fiume che scorre? Sareste capace di dare valori musicali e note esatte a quel fluire che vi riempie gli orecchi e vi addormenta di felicità? \nJames Joyce \n  \n\n			\n				\n			\n				\n				Joyce fiumi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Joyce fiumi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Joyce fiumi\n				\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n				\n				Joyce fiumi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Joyce fiumi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Joyce fiumi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Joyce fiumi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Joyce fiumi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Joyce fiumi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Joyce fiumi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Joyce fiumi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Joyce fiumi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Joyce fiumi\n				\n			\n				\n			\n				\n				Giovanni Zaffagnini\, Sovversivi\, Pequod\, Ancona\, 2021\n				\n		\n\n  \n  \n  \n  \n  \n 
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SUMMARY:Quarante secondi di niente
DESCRIPTION:Mercoledì 7 ottobre 2020\,\nC/O BLUKLEIN – GALLERIA D’ARTE\nCesena\, Via vescovado \n40 SECONDI DI NIENTE\nun’esposizione di: Ginevra Brizioli e Michela Seren a cura di: Luigi Bagaglia\nMercoledì 7 ottobre 2020 alle ore 16:00 Ginevra Brizioli (Roma) e Michela Seren (Verona)\,\ngiovani artiste artiste visive attive nel panorama nazionale ed entrambe basate a Venezia\,\npresentano al pubblico di Bluklein la loro nuova esposizione dal titolo: 40 secondi di\nniente. A cura del cesenate Luigi Bagaglia\, guest curator presso la galleria con questo\nnuovo progetto tutto femminile tra video arte\, suono e contenuti digitali.\nQuesto lavoro nasce dagli interrogativi che affollano il nostro strano tempo presente.\nIn che modo sarà possibile ripensare le dinamiche interpersonali\, private e comunitarie\,\nche ci pongono in diretta relazione con il concetto di alterità? Come ciò influenzerà la\npercezione dell’altro?\nCome abbiamo assimilato il nostro passato recente attraverso l’immagine?\nIn qualche la nostra concezione di esterno si è modificata\, quasi fino a svanire\, modificata\nda una realtà assurda che spesso ci risulta insufficiente\, incapace di persuadere della\npropria effettiva esistenza. Si è creata una sovrapposizione dell’esperienza privata e di\nquella collettiva nell’individuo.\nAffrontiamo ogni giorno l’esperienza del vissuto altrui attraverso la diffusione di video\,\ninformazioni e contenuti online sulle piattaforme sociali. Una ricezione che passa per\nl’immagine in movimento e per il suono che interrompe il vuoto. In questo contesto si\ninserisce l’opera di Ginevra Brizioli (Roma) e di Michela Seren (Verona).\nL’esposizione porta lo spettatore in una zona di limite\, tra il ruolo di osservatore e quello\ndi chi viene osservato; le logiche relazionali\, rituali e le norme sociali vengono\nriconfigurate. 40 secondi di niente ci spinge a interrogarci su come questo possa influire\nsulla percezione del nostro io di singolo come parte del tutto.\nIl corpo vissuto come strumento conoscitivo di sé e deqli altri viene ora messo in\ndiscussione\, lo spazio urbano diviene man mano luogo angusto e claustrofobico\,\nl’archiviazione digitale del passato e la percezione virtuale dell’altro.\nQuesto è lo spazio scandagliato da questa ricerca.\nGinevra Brizioli (Roma\, 1995)\nVive e lavora tra Venezia e Roma. La sua ricerca artistica cerca di analizzare il reale\, la\nmemoria e le relazioni interpersonali tramite l’investigazione dell’immagine fissa e in\nmovimento\, attraverso una messa in opera che trova nell’individuo e negli strumenti digitali\nl’estensione finale di scoperta del reale.\nMichela Seren (Verona\, 1993)\nVive e lavora a Venezia. La sua ricerca artistica pone in primo piano il rapporto tra media\ne percezione attraverso progetti site-specific\, sonori\, video e installazioni. Interessata a tutti\nquegli aspetti intrinsechi di un ambiente digitale fortemente accelerato e saturo\, riflette sul\nvalore delle immagini rielaborando\, in una dimensione ibrida e multidisciplinare\, materiale\nselfmade e materiale già esistente.\nOrari e visite\nLa galleria rimarrà aperta seguendo le normative ministeriali di sicurezza.\nAperto dal Mercoledì al Sabato dalle 16:00 alle 19:00. Prenotazione obbligatoria.\nPer Info & Prenotazioni: 348 4764817 (anche su WhatsApp) o info@bluklein.com \n\n			\n				\n			\n				\n				Michela Seren\n				\n			\n				\n			\n				\n				Ginevra Brizioli\n				\n			\n				\n			\n				\n				“REJECT-chieda con tanta grazia”2020\,video installazione Ginevra Brizioli\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dettaglio allestimento “Quaranta secondi di niente”\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:In un Istante-Michele Ambroni
DESCRIPTION:In mostra presso la galleria d’arte Bluklein il lavoro di Michele \nAmbroni\, frutto di una residenza di trenta giorni\, tenuta nell’agosto \n2019 dall’autore\, all’interno della galleria stessa. \nAl centro dell’opera\, realizzata utilizzando la tecnica della \ncianotipia\, c’è la creazione di un libro fotografico. Ambroni sceglie \ndi esporre il segno costruttivo del lavoro. Le matrici delle pagine si \nalternano a scarti fatti a pezzi\, masse di gesso formate sugli strumenti \ndell autore\, ogni pezzo risulta privato della propria utilità\, soltanto \nmateria\, soltanto immagine. \nIl momento diventa un fatto fisico\, l’apparizione di una lontananza; \nun paesaggio bianco e sospeso\, ancora macchiato dal blu dei chimici. \nNon c’è più traccia di utilità. L’opera è uno sguardo muto sul suo \nconcepimento\, una camera chiara portata fuori dall oscurità. \nInsieme alla mostra verrà presentato il libro d’artista “In un istante” che \nraccoglie le singole pagine originali realizzate dall’autore ed \nimpressionate durante un atto performativo il 24 agosto 2019\, ogni \npagina\, letteralmente scritta utilizzando la luce\, risulta completamente \nunica\, annullando così l’idea di copia. L’erosione del contenuto lascia \nsulla pagina soltanto lo spazio occupato in origine dal testo. \nIl libro è composto da 9 pagine e frammenta il corpo centrale del \nlavoro in 14 esemplari non riproducibili. \nMichele Ambroni\, classe 1989\, nella sua ricerca\, utilizza la fotografia \nevitando l’utilizzo del mezzo fotografico e distaccandosi dall’aspetto \ntecnico per ritornare ad una condizione primaria dell’immagine\, \ncercando di ritrovarne l’essenza e enfatizzando la sua materialità. \n\n			\n				\n			\n				\n				Allestimento “In Un Istante”\n				\n			\n				\n			\n				\n				Allestimento “In Un Istante”\n				\n			\n				\n			\n				\n				dettagli allestimento “In Un Istante”\n				\n			\n				\n			\n				\n				dettagli allestimento “In Un Istante”\n				\n			\n				\n			\n				\n				Allestimento “In Un Istante”\n				\n			\n				\n			\n				\n				dettagli allestimento “In Un Istante”\n				\n			\n				\n			\n				\n				dettaglio allestimento “In Un Istante”\n				\n			\n				\n			\n				\n				dettagli allestimento “In Un Istante”\n				\n			\n				\n			\n				\n				dettaglio allestimento “In Un Istante”\n				\n			\n				\n			\n				\n				dettagli allestimento “In Un Istante”\n				\n			\n				\n			\n				\n				dettaglio allestimento “In Un Istante”\n				\n		\n\n 
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SUMMARY:Pietre d'inverno Ricerca e riconoscimento delle forme fra Oriente e Occidente- a cura di Alberto Barduzzi
DESCRIPTION:PIETRE D’INVERNO \nRicerca e riconoscimento delle forme tra oriente e occidente \nun’esposizione di: Alberto Barduzzi. \npresentazione: Vincenzo Zilioti. \nAlberto Barduzzi presenta\, presso i locali della galleria Bluklein una esposizione di belle pietre o pietre da meditazione – suiseki\, il termine dal giapponese: letteralmente\, pietra lavorata dall‘acqua. \nOgni pezzo esposto è stato raccolto in siti italiani. Queste\, collezionate e disposte nello spazio da Barduzzi per il loro fascino e la loro forza espressiva\, esercitano il potere di sedurci per le loro forme e ci invitano a percorrere la via che indaga le culture d’Occidente e d’Oriente. \nAttraverso ricerca e riconoscimento delle forme\, si intrecciano legami fra natura e cultura e si avvicinano\, almeno un poco\, altre esperienze culturali\, lontani dall’esotismo\, con qualche guida informativa ed alcuni consigli di lettura. \nLa presentazione a cura di Vincenzo Ziliotti\, un amico appassionato di Pietre da meditazione ed una solida base di informazioni e conoscenza. \n\n			\n				\n			\n				\n				Dettaglio allestimento “Pietre d’inverno”\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dettaglio allestimento “Pietre d’inverno”\n				\n			\n				\n			\n				\n				Dettaglio allestimento “Pietre d’inverno”\n				\n		\n\n  \n 
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SUMMARY:Antonio Rezza e Flavia Mastrella “Clamori al vento\, l’arte\, la vita\, i miracoli" (ilSaggiatore)
DESCRIPTION:ANTONIO REZZA E FLAVIA MASTRELLA \npresentano: Clamori al Vento\, l’arte\, la vita\, i miracoli (ilSaggiatore). \nCLAMORI AL VENTO \nIntervengono \nSergio Lo Gatto – responsabile attività culturali ERT \nFrancesco Selvi (autore e regista) \nAlessio Galbiati (Critico cinematografico e Direttore della rivista “Rapporto confidenziale”) \nAntonio Rizzo (Editore\, PeQuod) \nSabato 15 febbraio 2020 Antonio Rezza e Flavia Mastrella saranno ospiti alla galleria d’arte Bluklein (Cesena\, Via Vescovado 5) per presentare il libro “Clamori al vento. L’arte\, la vita\, i miracoli” (il Saggiatore) in occasione della tappa cesenate del tour teatrale del loro spettacolo “7-14-21-28”\, che andrà in scena sul palco del Teatro Bonci. Gli autori prenderanno un momento “on stage” per incontrare il pubblico e raccontare l’ultima fatica letteraria\, “Clamori al vento” che\, oltre a essere un prodigioso testo-performance dove anche la scrittura viene travolta dall’assalto ai limiti dell’umano\, la loro dichiarazione poetica\, il loro monumentale zibaldone\, strumento indispensabile per addentrarsi nell’opera degli artisti che più hanno segnato\, e che più segneranno\, la nostra contemporaneità. La presentazione (a ingresso libero) prevista per le ore 17:30 presso i locali della galleria d’arte Bluklein\, che nelle parole della direttrice Giuditta Barduzzi\, si affaccia sulla realtà cesenate come uno spazio per le arti e la cultura. “Siamo entusiasti di annunciare questo incontro” dichiara sempre Barduzzi “e di avere la possibilità di portare nel nostro spazio lo sguardo sulla contemporaneità e sul linguaggio di Rezza e Mastrella\, vere e proprie icone delle arti performative italiane. Sarà un’occasione per il pubblico cesenate di gettare una bella luce sul rapporto fra teatro e arti visive”. \nAll’incontro\, che precederà di poche ore il debutto teatrale\, parteciperanno: Sergio Lo Gatto (responsabile attività culturali di Ert\, Emilia Romagna Teatro)\, Francesco Selvi (autore e regista cesenate)\, Alessio Galbiati (Critico cinematografico e Direttore della rivista “Rapporto confidenziale”) e Antonio Rizzo (Editore PeQuod). Dal 1987 Flavia Mastrella e Antonio Rezza condividono il loro percorso artistico. Praticando diverse forme d’arte\, hanno fatto del performativo una poetica totemica. Essi erompono come malanni nella vita dello spettatore. Hanno un’ambizione che non è tale perché la soddisfano: perdita del significato residuo e parola alle cifre della carneficina. Irrompono nel teatro devastando il teatro. Generano\, in continuazione\, fatti nuovi\, cortocircuiti\, oscurità da eccesso e da difetto. Travolgono e stravolgono. Per loro l’arte deve sconfinare. \n 
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SUMMARY:Tipologie\, Giovanni Zaffagnini
DESCRIPTION:CINQUE DOMANDE A GIOVANNI ZAFFAGNINI \nCome è nata la tua attività di fotografo? Quali sono state le esperienze che hanno \nmaturato le tue scelte? \nHo svolto ricerche etnografiche sul campo con Giuseppe Bellosi per vent’anni. Il mio \narchivio fotografico consiste in circa dodicimila immagini sui vari aspetti della cultura \npopolare in Romagna. È stato un periodo indimenticabile ed estremamente formativo. \nNon di rado le interviste ci hanno rivelato persone qualsiasi capaci di riflessioni \nda fare invidia a tante menti celebrate. Nel 1979 abbiamo pubblicato Romagna mia\, \nuna ricerca sulla mistificazione del folclore in Romagna\, non sempre vista di buon \nocchio. Poi alla fine degli anni Novanta ci siamo fermati; Bellosi nel frattempo era \nstato assunto a tempo pieno presso la Biblioteca di Alfonsine ed io\, sempre più insofferente \nverso una predominante lettura nostalgica del passato\, ho rivolto il mio \ninteresse verso il linguaggio fotografico contemporaneo. \nA quali maestri ti ispiri\, quali sono gli autori che hanno influito sul tuo fare fotografia? \nHo conosciuto e frequentato tanti autori interessanti ma non mi ritengo allievo di \nqualcuno in particolare\, ho sempre guardato a tutti quelli che mi sono capitati a tiro\, \npersino a coloro che non mi piacevano perché comunque mi chiarivano ciò che non \nvolevo fare. Posso dire di essere stato allievo di svariate decine di maestri\, non solo \nfotografi\, poi\, nel tempo\, ho maturato la mia proposta. \nCome si definirebbe Giovanni Zaffagnini fotografo? \nInquieto e laico. Non riesco a ripetere il già fatto\, questo mi porta a cercare sempre \nqualcosa di diverso. Ogni volta devo rimettermi in gioco su percorsi insidiosi ma allo \nstesso tempo stimolanti. Proporre alternative non è una sfida rivolta a qualcuno\, è \nsemplicemente la mia idea di ricerca. \nGuardando le fotografie presenti in Tipologie e in altri tuoi libri\, si nota una ricerca \ncostante\, che porta il lettore a mettersi in gioco\, a confrontarsi con quello che proponi. \nNon c’è un’unica chiave di lettura\, un’interpretazione univoca\, anzi\, sembra \nche tu lasci proprio a chi guarda il compito di scoprire l’immagine e darle significato; \ne tuttavia\, quando si pensa di avere trovato un’interpretazione essa sfugge \ncontinuamente. E l’ambiguità rimane. \nL’ambiguità in fotografia è un valore: insinua il dubbio\, spinge ad approfondire\, a leggere \nfra le righe\, a porsi delle domande. L’interpretazione\, com’è noto\, è soggettiva. \nNella fotografia della tronchesina fucsia che chiude la sequenza dei Comuni utensili\, \nqualcuno ha intravisto il prototipo di un improbabile Marziano\, altri invece\, nell’immagine \nche introduce Reperti di un passato recente\, ipotizzano una nuova versione \nin fil di ferro dell’uomo che cammina di Alberto Giacometti\, da me poi ribattezzata \nL’uomo che ha fatto il passo più lungo della gamba. Accade spesso che alcuni osservatori \nnotino nelle mie fotografie aspetti non previsti che io accolgo con grande \ninteresse. \nIl libro raccoglie nove sequenze. Queste sezioni sono a volte distanti tra loro\, nonostante \nla sequenzialità che le accomuna. Ce le vuoi descrivere? \nTipologie è una classificazione\, un insieme dove le relazioni avvengono nel contesto \ndi ogni sequenza. Sono immagini che invitano ad affinare la curiosità\, a percepire le \ndifferenze all’interno di somiglianze apparenti. Le distanze sono figlie dell’inquietudine \ndi cui parlavo prima; credo comunque che l’eccessiva uniformità alla lunga diventi \nnoiosa\, ciò che mi preme è la coerenza formale e progettuale nell’ambito della \nsingola sezione. \nVille dei sogni cataloga i capanni balneari dei lidi ravennati\, concessioni demaniali antecedenti \ngli stabilimenti attuali e\, occasionalmente\, «garçonnières dei poveri» in tempi \npassati. \nLe Mucche alpine sono da sempre fra i soggetti preferiti dai foto-vacanzieri. Un ottimo \nesercizio per imparare a vedere consiste nel fotografare gli stereotipi con un approccio \ndiverso. \nTrattori è un esercizio sulle trascendenze tradotto nell’ossessione di essere spiati; sequenza \nconcepita per Nuova Tèchne\, rivista di bizzarrie letterarie e non. Diretta da Paolo \nAlbani per Quodlibet\, è una rivista on-line che ospita scrittori importanti e giovani \npromettenti; io collaboro con alcune immagini. \nHo fotografato i Platani lungo la rampa del fiume Senio a Fusignano in un momento in \ncui vedevo sculture dappertutto. \nThomas Ruff è conosciuto soprattutto per una serie di ritratti eseguiti con una fotocamera \ndi grande formato. Ho scelto la stessa inquadratura per gli «omini senza volto» \ndei passaggi pedonali. \nBlister è un esorcismo per neutralizzare gli effetti collaterali di farmaci che assumo \nquotidianamente. I blister vuoti testimoniano il rispetto del piano terapeutico. \nCollezione di sabbia è un omaggio a Italo Calvino. Il capitolo sulla leggerezza nelle \nLezioni americane è un costante punto di riferimento. Nel 1994 ho pubblicato Tecla \ndedicato alle Città invisibili. Le sabbie fanno parte della collezione di mio figlio Fabio\, \ngeologo marino. \nComuni utensili è un doveroso tributo a Walker Evans. La citazione «tradisce» l’originale\, \ndiventa spunto\, pretesto. Diversa l’inquadratura\, la luce\, diverso lo stato degli \nutensili\, resta l’ammirazione verso questo gigante della fotografia. \nReperti di un passato recente sono tracce di vita quotidiana tornate alla luce lavorando \nil terreno di un orto nei pressi di una vecchia casa contadina. Ritrovamenti senz’alcun \nvalore apparente ci parlano di chi ha vissuto in quel luogo. I nonni materni di mia \nmoglie\, che non ho mai conosciuto\, rivivono nella mia fantasia attraverso questi frammenti.
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